Tel. 050-650237, Fax 050-659081 E-mail: info@irpue.it
Search

QUALI SONO LE CAUSE DELLA LESIONE CEREBRALE?

Glenn Doman

La cerebrolesione è spesso dovuta a cause esterne al cervello stesso, più che a deficienze intrinseche già presenti nella struttura cerebrale. Siamo a conoscenza di almeno un centinaio di fattori che possono intervenire in qualunque momento dopo la concezione e causare una lesione in un cervello altrimenti sano.

In ultima analisi, non è così importante sapere come un cervello sia rimasto leso: quelle che contano sono la gravità e la localizzazione della lesione. Eppure il nostro cervello può subire una lesione in così tanti modi che vale la pena di nominarne alcuni, se non altro per dimostrare che potrebbe accadere a chiunque.

Tra le migliaia di bambini che vengono agli Istituti, vediamo ad esempio casi in cui i genitori avevano un Rh sanguigno incompatibile, il che provoca a sua volta una incompatibilità tra il sangue della madre e quello del bambino, il cui cervello sano rimane quindi danneggiato.

Vediamo bambini la cui madre ha avuto la rosolia o un’altra malattia contagiosa durante il primo trimestre di gravidanza, o anche in seguito. Anche questo provoca lesioni in un cervello sano.

In alcuni casi durante la gravidanza la madre ha attraversato dei periodi in cui non ha ricevuto sufficiente ossigeno per i propri bisogni e quelli del bambino. Quando ero studente ci fu insegnato che se durante una gravidanza non vi fosse stata sufficiente quantità di un determinato elemento nutritivo rispetto ai bisogni di madre e figlio, sarebbe stata la madre a soffrirne maggiormente. Oggi sappiamo invece che è il bambino a non ottenerne abbastanza. E un cervello sano ne rimane leso.

Vediamo bambini nati prematuri, quando non erano ancora “finiti” e pronti ad essere scaraventati in questo mondo. I bambini ce la fanno raramente quando nascono prima del settimo mese di gravidanza, ma dal settimo mese in poi ogni giorno in più aumenta le possibilità di sopravvivenza. Di tutti i fattori che possono essere associati alla lesione cerebrale, questo fattore è nella nostra casistica preponderante: esso ricorre nelle storie cliniche dei nostri bambini tre volte più spesso di quanto ci si aspetterebbe per la legge della probabilità. Ciò ovviamente non significa che un bambino prematuro debba avere necessariamente una lesione cerebrale più grave di tutti noi.

Anche di quei bambini che sono nati dopo il termine ne vediamo troppi. A quanto pare questi bambini sono “finiti fin troppo”, ma di nuovo (come per la maggior parte di queste condizioni) non è facile stabilire quale sia la causa e quale sia l’effetto. È possibile che in queste circostanze sia la lesione cerebrale a causare la nascita in anticipo o in ritardo sul termine e non il contrario. Comunque, ci capita spesso di vedere questi fattori in relazione con la cerebrolesione.

Vediamo anche bambini le cui madri sono state sottoposte ad alcune radiografie durante la gravidanza; apparentemente anche poche possono creare dei danni nei primi giorni che seguono il concepimento. La maggior parte degli ospedali rifiuta di fare delle radiografie alle donne incinta, specialmente durante le prime settimane; ma ciò può accadere quando la madre non sa di essere in stato interessante.

Vediamo troppi bambini nati dopo un travaglio affrettato, durato cioè meno di due ore, o nati dopo un travaglio prolungato, durato cioè più di diciotto ore. Se questi due casi sono cause e non effetti di una cerebrolesione, significa probabilmente che il nascituro ha bisogno di un certo periodo di tempo per affrontare il violento trapasso dal ventre materno al mondo esterno: abbastanza tempo, ma non troppo.

Forse proprio perché lo svolgimento del parto è importante, vediamo tre volte più bambini nati con taglio cesareo di quanto non ci si aspetterebbe. Di nuovo, è possibile che sia stato necessario procedere al cesareo perché il bambino aveva una lesione cerebrale, e non il contrario.

Vediamo purtroppo dei bambini che stavano per nascere, ma il cui parto è stato ritardato di proposito perché la madre non aveva ancora raggiunto il medico, o il medico la madre. Nei casi che vediamo di solito la nascita è stata ritardata facendo stare in piedi la madre o facendole incrociare le gambe. Abbiamo visto talmente di quei bambini nati in questo modo che siamo assolutamente convinti che ritardare la nascita di un bambino sia una pessima idea. Crediamo che qualunque infermiera, persino un padre sia in grado di far nascere il bambino, e che questo sia comunque meglio rispetto a quel che risulterebbe da un parto ritardato di proposito.

Una volta un nostro amico si ritrovò bloccato dal traffico mentre correva in ospedale, e dovette aiutare la moglie a partorire un bambino perfettamente sano nell’affollato parcheggio di un supermercato. La madre e il bambino se la cavarono benissimo, mentre il padre rimase piuttosto scosso per alcuni giorni: dopotutto si trattava pur sempre del suo primo parto. Siamo convinti che quel bambino avesse più possibilità di nascere sano in quel modo che non se il parto fosse stato significativamente ritardato.

Vediamo bambini che hanno dovuto affrontare problemi di ordine ostetrico, a causa di malformazioni o lacerazioni della placenta o di problemi simili che hanno creato delle difficoltà all’atto della nascita. A volte il bambino era in una posizione che rendeva il parto difficoltoso se non impossibile, per cui si è dovuto intervenire sul bambino prima del travaglio. Anche in questi casi è difficile stabilire se la lesione è la causa o il risultato del problema.

Molto tempo fa, quando ancora ero studente, l’impressione generale era che la maggior parte dei casi di cerebrolesione fossero il risultato di pratiche ostetriche erronee. Siamo tuttavia giunti alla conclusione che ciò accada raramente, e che solo un numero limitato di bambini cerebrolesi siano vittime di errori del genere. Frequentemente sono i fattori preesistenti a rendere difficoltoso e prolungato il travaglio.

Non bisogna però dimenticare che un cervello può anche essere danneggiato dopo la nascita.

Vediamo bambini che a due mesi di vita sono caduti dalla culla o dal lettino, per cui dei coaguli di sangue si sono formati nel cervello (quelli che si definiscono ematomi subdurali). Un evento del genere può lesionare un cervello sano.

Vediamo bambini che a un anno di vita hanno inalato un certo insetticida che può causare la morte o gravi danni cerebrali. Uno dei bambini con la peggior lesione cerebrale che ci è capitato di vedere, ed anche uno dei nostri relativamente pochi fallimenti completi, fu un bambino che era perfettamente sano fino a quando, all’età di un anno, ingerì un insetticida del genere. Abbiamo visto altri bambini rimasti cerebrolesi a causa di simili avvelenamenti, bambini che hanno poi recuperato molto bene.

Abbiamo visto il bambino di quattro anni che cade in una piscina, annega, muore e viene rianimato ma il cui cervello, durante quel breve periodo di decesso, non riceve sufficiente ossigeno, e  rimane dunque danneggiato.

Vediamo il bambino di nove anni che, sottoposto ad un intervento alle tonsille, soffre di un arresto cardiaco e viene rianimato sul tavolo operatorio con un massaggio cardiaco o altre tecniche simili ma il cui cervello, proprio come nel caso del bambino annegato, non ha riceve abbastanza ossigeno nel lasso di tempo in cui il cuore non batte. Il risultato è di nuovo che un cervello sano rimane leso.

Vediamo la ventenne che poche ore dopo aver partorito suo figlio soffre della rottura di un vaso sanguigno nel cervello ed è dunque lei, non il bambino, ad essere vittima di un ictus. Se pensate che gli ictus colpiscano solo le persone di una certa età, sappiate che la persona più giovane vittima di un ictus che abbiamo visto agli Istituti era un bambino di due mesi, e che quella in età più avanzata fu un uomo di 97 anni.

Non vorrei dare l’impressione che spesso le giovani madri soffrano di ictus dopo il parto. Non è una cosa comune, ma neppure così rara, ed è un altro modo in cui un cervello rimane leso. In questo caso, quello della madre.

Vediamo il ventenne che, sul campo di battaglia, si ritrova con una pallottola che gli attraversa il cervello, come accadde a tre miei amici. Tutti e tre se la cavarono benissimo nella vita, anche se milioni delle loro cellule cerebrale erano non solo morte, ma sparse sui campi di battaglia tedesco, coreano e belga. Comunque non è una buona idea farsi attraversare il cervello da una pallottola, ed è un altro modo per causare una cerebrolesione.

Vediamo il trentenne che in un incidente automobilistico passa attraverso il parabrezza, e anche questo è un modo per rimanere cerebrolesi.

Vediamo il quarantenne che ha un tumore al cervello, il quale anche in questo caso rimane danneggiato.

Vediamo il cinquantenne bastonato durante una rapina, un altro modo per lesionare un cervello sano.

C’è il sessantenne col morbo di Parkinson, malattia che provoca danni al cervello.

Vediamo il novantenne che ha letteralmente miliardi, non milioni, di cellule cerebrali morte per la semplice ragione che è piuttosto anziano.

Tutte queste persone, e molte altre, sono persone cerebrolese vere e proprie, come a dire che hanno un cervello di ottima qualità con un gran numero di cellule decedute.

D’altra parte, lo stesso vale per me. Solo che in questo momento della mia vita di cellule cerebrali morte non ne ho così tante. 

(Glenn Doman, Che cosa fare per il vostro bambino cerebroleso)


[device = robot] GOOGLE SEO By Enomaly